Equitazione e moda

equitazione e moda
equitazione e moda

 

C'è Gucci che da oltre 40 anni produce icone della moda legate al mondo dell'equitazione, Hermès che nasce come maestro sellaio passando poi agli accessori in cuoio e da lì alle passerelle, ma anche Chanel che ha rievocato il mondo equestre con tagli e tessuti come il tweed e Ralph Lauren, che ha debuttato con una linea di cravatte e poi si è legato indissolubilmente al polo a cavallo.

Sono queste alcune delle griffe di moda che hanno attinto competenze tecniche o si sono ispirate all'equitazione per creare le loro collezioni e proprio "sul mondo del cavallo il lusso deve fare squadra".

Loro Piana che da oltre vent’anni partecipa attivamente a eventi sportivi di grande prestigio. Quello con l'equitazione, è un connubio che ormai si è consolidato in 29 anni di storia e di corrispondenza di valori, tanto da sfociare in un team di cavalieri (Loro Piana Jumping Team) e in diverse partnership. Se non bastasse, l’interesse del brand si è tradotto anche nell’ideazione della divisa ufficiale per la squadra degli azzurri con il giubbotto Horsey®, trattato Storm System®, perfetto anche per gare con meteo sfavorevole.

La storia è stata scritta sul dorso di un cavallo...

la storia dell'equitazione

È difficile sintetizzare il significato del termine “equitazione” ovvero del rapporto complesso che si instaura tra uomo e cavallo, in particolar modo nel momento in cui l’uomo si trasforma in cavaliere. In realtà l’equitazione è una delle “arti” più antiche a cui si è dedicato l’uomo. Indizi storici fanno ritenere che i primi cavalieri siano appartenuti alle tribù nomadi della Russia. Proprio in questa regione si ritiene che sia comparso per la prima volta il cavallo. E’ comunque appurato che i cavalli erano considerati animali superiori presso gli antichi Greci e Romani, ma entrambi i popoli non ebbero tradizioni particolarmente radicate per quel che concerne l’allevamento e la cura dei quadrupedi. Al contrario, i popoli orientali svilupparono sin dal principio un intenso rapporto col cavallo e per primi concepirono un trattato di addestramento. La figura del cavallo, nell’antichità, era indubbiamente di superiore importanza, non foss’altro perché l’animale rappresentava un mezzo di locomozione sicuro e veloce, utilizzabile con profitto anche in caso di guerra.

In Occidente, sino al Medioevo, la cavalleria non fu considerata un’arma tattica efficace e ficcante da utilizzare nel corso delle battagli.

Il cavallo rimase inquadrato in un’ottica piuttosto limitata, costituendo magari un diversivo per pochi eletti oppure fonte di lucro per commercianti del settore. In seguito alle invasioni barbariche, il ruolo del cavallo assume un’importanza determinante. Gli stessi eserciti provvidero ad addestrare reparti di cavalleria per contrastare le avanzate di un nemico attrezzato e veloce. In Italia durante il Rinascimento sorsero scuole d’equitazione (la prima fu organizzata a Napoli da Pignatelli) che influenzarono lo sviluppo e la fortuna di questo nuovo tipo di disciplina in tutta Europa. L’equitazione di scuola garantiva l’apprendimento delle nozioni tecniche basilari necessarie per destreggiarsi in sella ad un cavallo. Poi, dopo essere entrati in possesso dei rudimenti principali, era possibile dedicarsi all’aspetto prettamente sportivo dell’equitazione (definito “naturale”), che comprendeva (e comprende tutt’oggi) competizioni ippiche, cacce, marce prolungate, percorsi accidentati, ecc.

Invece, il più antico e più noto manuale in cui è trattato anche il modo di montare a cavallo è "Ipparchio" scritto da Senofonte.

Si può senz’altro dire che la storia dell’uomo è stata scritta sul dorso del cavallo.

Da Alessandro il Grande alla conquista delle Americhe, tutto si svolse a cavallo e grazie al cavallo. Nella storia greca e romana chi sapeva equitare acquistava un “valore aggiunto” nelle società. Da allora in poi il titolo di cavaliere divenne espressione di nobiltà, ma anche, di converso, nei secoli successivi, i nobili furono costretti ad imparare l' ”arte di equitare” per partecipare alla vita politico-militare e mantenere così il proprio potere sul territorio. L’approfondimento tecnico di tale arte fu ovviamente sempre appannaggio della cavalleria, ed i grandi cavalieri che hanno scritto migliaia di libri di tecnica equestre (Grisone, Fiaschi, Santapaulina, Pignatelli, Pluvinel, De La Guérinière, Sind, Sidenahm, Hunensdorf, Mazzuchelli, Baucher, D’Aure, L’Hotte, Steinbrecht, Plinzner, Beudant, solo per citarne alcuni) furono sempre collegati all’ambiente militare. Non vi è altra attività dell’uomo in cui, nel corso dei secoli, siano stati scritti tanti testi di approfondimento. Ma il rapporto che si stabilì nei secoli tra uomo e cavallo, si modificò gradualmente nell’ultimo periodo storico, da quando cioè il motore a scoppio trasformò il modo di viaggiare e il modo di belligerare. Dal novecento in poi l’equitazione perse la propria importanza e venne relegata al semplice ambito di attività ludico-sportiva.

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